27 Maggio anniversario della strage di via dei Georgofili

Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 l’esplosione di un’autobomba in via dei Georgofili a Firenze, nei pressi della storica Galleria degli Uffizi, uccide Fabrizio Nencioni, Angela Fiume, Nadia Nencioni, Caterina Nencioni e Dario Capolicchio. Rimangono ferite quaranta persone. La strage rientra negli attacchi portati avanti da Cosa Nostra nei confronti dello Stato tra il 1992 e il 1993.

la celebrazione col presidente del Senato Pietro Grasso
http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2014/05/26/1070737-georgofili-grasso.shtml#1

qui maggiori informazioni sulla strage dei Georgofili
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-49b778e8-c2b1-4548-9366-f1418523eaa7.html

Perchè la Resistenza? (Benigno Zaccagnini)

“Alla fine accettai. Tommaso Moro, che per noi cattolici era un simbolo di libertà e di opposizione all’assolutismo di stato, divenne il mio nome di battaglia.

Che cos’era, per noi che abbiamo combattuto il fascismo e il nazismo, la Resistenza? La Resistenza è stata innanzitutto una intima profonda scelta morale, compiuta dai giovani e dai non giovani.

Una scelta difficile, per un impegno che si sentiva sorgere dal profondo della coscienza: una scelta fra assistere passivamente e subire gli eventi o cercare di assumersi le proprie responsabilità, coi rischi connessi, per orientare il senso della storia, delle vicende storiche che stavamo vivendo, per l’affermazione di alcuni fondamentali valori nei quali credevamo, perché radicati nella nostra coscienza.

Libertà e partecipazione, giustizia e solidarietà, pace. Valori umani universali che hanno dato e danno forza morale alla politica. Aldilà delle distinzioni dei partiti che della politica sono solo strumenti. Ognuno con una sua verità e idealità parziale ma uniti al servizio di un bene veramente comune.

Guerra alla guerra: fu la resistenza.

Ribelli per amore: furono i resistenti.

Potevamo essere dei ribelli? Era lecita la rivolta? Noi non potevamo agire né per vendetta, né per calcolo, né per odio, ma solo per giustizia e per amore.

Ribelli perché non avevamo nulla da difendere, ma avevamo il dovere di segnare con la rivolta la nostra radicale separazione e avversione. Ribelli per il dovere di essere non passivi testimoni di quel fallimento, ma attori impegnati a indicare con amore la linea di una nuova più giusta, più vera, più cristiana convivenza umana.

Dovevamo essere presenti per amore di quel mondo nuovo che tutti sognavamo a cui ognuno offriva tutto se stesso perché portasse il segno della propria fede e della propria idea”.

(Benigno Zaccagnini)